Maya Angelou

Maya è una ballerina, una cantante, un’attrice e una scrittrice, una vera e propria artista completa. Come un albero maestoso Maya affonda le proprie radici nella cultura americana. La conoscenza delle proprie radici sarà la sua missione più grande che porterà avanti fino la fine dei suoi giorni. Ma facciamo un passo indietro.

Maya nasce nel ’28 a Saint Louis da papà Bayle Johnson, bello, affabile e portiere di un grande hotel di lusso in L.A. e da mamma Vivien, donna anch’essa molto bella, intelligente, tanto forte quanto fragile. Fin dalla sua nascita i genitori non vanno molto d’accordo e così per evitare “problematiche” decidono di liberarsi dei piccoli marmocchi. A 3 anni Maya e suo fratello vengono spediti come un pacco postale da nonna Annie a 300 miglia di distanza in Arkansas, nel profondo sud, dove il colore nero della pelle è più che una discriminante: è una vera e propria condanna. I piccoli, letteralmente rifiutati dai genitori, vengono cresciuti dalla nonnina che, nonostante il clima di terrore generato dalle leggi raziali, porta avanti con grande coraggio e umiltà un piccolo negozietto di alimentari, l’unico negozietto di neri della città. Nonna Annie sarà una figura molto importante per Maya, non solo per essersi presa cura di lei ma per averle insegnato anche a non arrendersi mai, a non soccombere alle ingiustizie, a reagire sempre con grande dignità e a testa alta andare avanti senza mai vergognarsi della propria identità.

La nonna le insegna a leggere, ad andare in bicicletta, a cucinare, cucire, cantare, Zio Willie le tabelline e il fratello Bayle Johnson Jr. a sapersi difendere. Maya ha un legame molto particolare con suo fratello, quasi viscerale. Si capiscono al volo, attraverso un solo sguardo l’uno riesce a percepire i pensieri e la sofferenza dell’altra. L’atmosfera intorno è carica non solo dell’odore delle indecenze razziste ma anche delle vecchie paure di rifiuto e di abbandono. A 7 anni Maya è già molto bella e quando le capita di passare a piedi nella zona dei bianchi è costretta a vivere violenze psicologiche e lei, grazie all’immensa forza trasmessa da nonna Annie, anzichè soccombere a tali abusi alza la testa e cammina dritta a denti stretti fiera delle sue origini.

Nonostante Maya abbia fatto di tutto per non uscirne schiacciata, a lungo andare tutto ciò ha lasciato inevitabilmente segni indelebili nella sua anima che rievoca con grande sensibilità e struggente eleganza quando si trova a tu per tu con un pezzo di carta. Con grande coraggio Maya decide di passare consapevolmente la penna sulle sue cicatrici più profonde dando vita a opere meravigliose. Poco dopo a circa 7-8 anni tornano a Saint Louis con papà Bayle: siamo negli anni ’30, gli anni del proibizionismo e del gioco d’azzardo. Maya cresce a suon di blues e di jazz e il vecchio giradischi della mamma diventerà il suo migliore amico. La musica è colonna sonora dei ricordi più reconditi: mamma Vivien che balla libera in salotto mentre come una diva del cinema dipinge le sue labbra con tinte brillanti. Con la musica tutto sembra più bello, le violenze psicologiche sono quasi un lontano ricordo ma purtroppo aimè l’ingiustizia presto busserà nuovamente alla porta: non tanto tardi sarà costretta ad accogliere dentro di se il compagno della madre. La sua anima, il suo corpo violati con rabbia e ferocia da un essere spregevole e ubriacone. Il fratello Bayle è furioso, talmente fuori di se che senza pensarci due volte rivendica la dignità della sorella ponendo fine alla vita di quell’uomo. Maya si sente profondamente in colpa. E’ davvero incredibile questa donna: nonostante tutto riesce ancora a provare compassione per il suo carnefice. Maya si sente terribilmente responsabile per la morte di quell’uomo e così cade in un silenzio che durerà 5 lunghi anni. Per tutto questo periodo non parlerà con nessuno se non con se stessa. Tiene tutto dentro, è terrorizzata dalla possibilità di fare male con le sue parole. Immagina il suo corpo come un orecchio: ovunque va assorbe dentro di se i suoni, i rumori, gli stati d’animo, le energie. I genitori che fin da subito non si sono mostrati molto pazienti e comprensivi, stufi di avere una figlia “così strana”, rispediscono Maya e suo fratello da nonna Annie. La nonna nel suo piccolo cerca di non farle mancare niente: la coccola il più possibile, le insegna l’arte del prendersi cura di se stessa, le fa le treccine, la ascolta, la comprende, e soprattutto rispetta la sua decisione di non parlare lasciandola libera di vivere fino in fondo le sue emozioni, la sua sofferenza. Nonna Annie non si vergogna di lei, anzi, la porta con se ovunque facendola partecipare alla vita sociale proprio come una vera donna adulta. Nonna Annie se ne frega delle maldicenze della gente.

Tutto ciò fu per Maya un grande insegnamento: non vergognarsi mai di ciò che si è, dei propri pensieri, delle proprie emozioni, e di sentirsi libere di esprimerle fino in fondo. NON adeguarsi mai alle circostanze ma avere il coraggio di dare voce al proprio cuore.

Insieme leggono poesie bellissime e un bel giorno nonna Annie le chiede: “Maya ti piace la poesia?” Lei risponde annuendo con la testa e nonna Annie…: “Non è vero! Non ti piacerà mai fino in fondo finchè non la pronunci! Finchè non la senti sulla lingua, sui denti, sulle tue labbra, la poesia non ti piacerà mai veramente!” Quelle parole sono state per Maya sorgente di grande illuminazione. Quel pomeriggio decide di andare nei pressi del pollaio dove la terra è più soffice che mai a provare a recitare una poesia per la prima volta.

<<Per mostrarvi come dal male può venire il bene, in quei 5 anni lessi tutti i libri presenti nella scuola per i neri e in quella per i bianchi. Quando decisi di parlare avevo molto da dire…!>> (Segue)

Maya cresce, ora è una donna. A 16 anni diventa mamma di uno splendido bimbo che decide di crescere sola e senza paura. Farà mille lavori come scrittrice, giornalista, cantante, ballerina, insegnante, compositrice, produttrice e regista. Maya domina la scena come una vera Dea: bella, alta, regale, balla a piedi nudi a contatto con il palco. Grazia senza limiti, precisa, raffinata, corpo splendido come una scultura, Miss Calipso, che nonostante non sapesse cantare sapeva comunque ammaliare e incantare gli spettatori con il suo charme. Spesso è tra le nuvole in giro per il mondo: Parigi, Egitto, Las Vegas, Marocco, Los Angeles, New York. Maya porterà avanti fino al suo ultimo respiro la grande battaglia a favore del rispetto dell’uguaglianza tra i popoli, dei diritti umani e della dignità di ogni essere vivente. Il suo sogno più grande è di liberare una volta per tutte la sua gente dalle violenze e dalle ingiustizie e presto trasfomerà questo suo sogno nella sua missione di vita.

<<Abbiamo ottenuto tante conquiste anche se non quante avremmo voluto, e se ne avessi il potere renderei tutti afro-americani per almeno una settimana, per far sapere loro com’è salire su un autobus o entrare in un luogo pubblico e vedere la gente che ti guarda come se avessi rubato il latte ad un bambino. Ti guardano e girano la faccia dall’altra parte. E sapete io cosa dico? Li perdono! Io vi perdono! E perdono me stessa>>

Lotterà con tutta se stessa per ottenere servizi equi e per riaffermare con dignità le radici degli afro-americani. <<Non ho mai pensato mai che l’aspetto di una persona potesse definirla>> In prima fila alle proteste non violente sotto gli uffici dell’ONU e di fronte alla polizia che massacra chiunque respira, lei se ne frega! Con cuore impavido e senza paura avanza fiera di se stessa e del proprio sangue!

<< Se hai qualcosa per cui protestare, devi scendere in piazza!>>

Nonostante possa indossare abiti di alta moda Maya preferisce gli abiti tradizionali della sua terra e quando il suo piccolino le confida che spesso i compagni di scuola la prendono in giro lei risponde: “Questa è la tua storia. Ricorda: tu discendi dai Re e dalle Regine“.

Non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo ne tanto meno vergognarci della nostra storia. Essa è ciò che ci rende unici e insostituibili. Dobbiamo tirare fuori il coraggio e la nostra voce senza vergogna, batterci per i nostri valori, le cose per noi importanti fregandocene di ciò che la gente dice e pensa, di ciò che “chissà quale etica” definisce come giusto o sbagliato. Non c’è nulla di giusto o sbagliato. Siamo noi esseri umani con la nostra arroganza e giudizio arrogante a etichettare un qualcosa che in realtà è libero già nell’essenza della propria esistenza. Non diamo retta al dire comune, ascoltiamo soltanto ciò che il nostro cuore, la nostra anima sussurra. Essa ci parla costantemente, costantemente manda dei segnali e siamo noi a doverli saper cogliere prima di tutto spogliandoci degli schemi mentali. Siamo tutti uguali in quanto esseri comuni mortali ma allo stesso tempo tutti diversi. Ognuno con la propria storia, i propri drammi, debolezze, paure e sofferenze e non per essere drammatica ma non sono gli aspetti positivi della nostra vita a farci avanzare nel percorso di crescita personale e spirituale quanto purtroppo o per fortuna gli eventi di maggiore difficoltà. Fin da piccola la mamma in momenti particolari della mia infanzia e adolescenza ha sempre ripetuto: “non temere, tutto andrà bene, più soffri più diventerai saggia”. Se c’è qualcosa che non va, se una situazione ci va stretta, non dobbiamo aver il timore di dirlo, dobbiamo tirarlo fuori, dobbiamo parlare. Dobbiamo rieducare noi stessi a rispettare noi stessi in tutte le nostre forme, anche nei pensieri. Quando mettiamo da parte il senso di colpa, la vergogna, la paura e tiriamo fuori il coraggio parlando con il cuore in mano, ciò che diciamo arriva. Forse non subito perchè ogni cosa ha i propri tempi ma nel momento più giusto, quando i tempi saranno maturi, esso arriverà, e arriverà dritto dritto dove deve arrivare.

Grazie Maya! Sei una donna fantastica! E per questo ti ricorderemo per sempre!

2 Risposte a “Maya Angelou”

  1. Camilla vigorelli dice: Rispondi

    Che bell’articolo ludo ❤️🙏 teary eyes:)

    1. Grazie di cuore Cami…!

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