Il peso delle cose non dette

Quando tieni qualcosa dentro per troppo tempo finisce poi per calcificarsi diventando realmente parte di te. In realtà tutto ciò che accade nella nostra vita, persone che incontriamo comprese, hanno con noi un legame. L’essenza di questo legame può essere svelata subito o più avanti o addirittura mai perché si paleserà in dimensioni future o poiché già svelata in epoche passate, ma di questo ne parleremo un’altra volta.

Ciò di cui voglio parlare oggi è il peso per la nostra anima delle cose non dette.

Spesso in passato è capitato di trovarmi in situazioni davvero folli, assurde, che con il passare del tempo hanno cominciato a far parte della mia quotidianità portandomi a ritenerle assolutamente normali. Quando mi confrontavo con altre persone e raccontavo le mie dinamiche non riuscivo minimamente a capire il loro essere totalmente esterrefatti e mi dava anche un po’ fastidio quella punta di giudizio verso ciò che io invece reputavo fonte di felicità. Mi riferisco a quella relazione, amicizia, abitudine, credenza, valore che in quel preciso momento riteniamo la nostra unica vera ragione di vita mentre per tutto il mondo fuori è solo pura follia. Con il trascorrere del tempo si comincia a guardare al passato con occhi diversi e capisci che forse eravamo legati a quelle dinamiche o persone solo per la paura di rimanere soli, per la mancanza di coraggio a reagire, di dire la propria, di dire a voce alta i nostri bisogni, i nostri disagi e le nostre debolezze.

A volte tutto ciò mi ha portata ad affrontare le situazioni in silenzio. Per chi mi conosce quest’ultima frase può sembrare un po’ contraddittoria perché sa che sono una ribelle nata con la lingua lunga e che difficilmente se le tiene, ma parlare d’istinto non sempre significa tirare fuori ciò che realmente pesa sul nostro cuore. Nella nostra quotidianità familiare, sociale e lavorativa quante volte accade di ripetersi nella mente: “Vabbè lasciamo perdere, è meglio che non parlo” oppure “Non rispondo perché tanto non servirebbe a nulla” o peggio ancora “Ma si dai, non importa, passerà”.

Quante volte è capitato e quante volte continua a capitare tutt’ora?

Sono proprio queste le cose che a lungo andare finiscono per farci veramente del male. Giorno dopo giorno, istante dopo istante, questi pensieri si autoalimentano fino ad esplodere e l’esplosione non sempre si manifesta a cielo aperto.

Se si è fortunati il peso delle cose non dette un bel giorno ci sveglia dal nostro paese delle meraviglie e ci pone faccia a faccia con quella determinata situazione dove il confronto è l’unica soluzione possibile. Sarebbe bello poter dire che il confronto avviene sempre in maniera pacifica e tranquilla ma a volte può capitare esattamente il contrario. Ci sono persone che non parlano e non affrontano le cose proprio per questo motivo, per non litigare, perché urlare è mancanza di rispetto, ma sapete cosa vi dico? Fanculo la morale! Ogni tanto una sana litigata è utile! Bisogna tirare fuori! Non importa come ma ogni tanto bisogna farlo! Quando non si dice cosa c’è che non va, il peso delle cose non dette si trasforma in un macigno. Proprio come quando mangiamo in maniera pesante e la notte digeriamo male, respiriamo male, dormiamo male e viviamo male le situazioni di veglia, allo stesso modo quando un macigno pesante schiaccia il nostro cuore automaticamente l’anima comincia a percepire la realtà in maniera distorta. Ecco che scatta il pregiudizio sull’azione di una persona o il verificarsi di un evento, scatta quel processo alle intenzioni malsano verso chiunque, nasce la diffidenza, il dubbio, la mancanza di fiducia e intanto il nostro ego sale alle stelle pensando di essere gli unici a poter fare qualcosa perché “tanto l’altro non ci arriva, non ce la fa”.

Ragazzi! Non è così che funziona! In questo modo tutto diventa pesante, i ritmi si rallentano, la fluidità naturale con cui le cose si trasformano svanisce, ogni cosa diventa un problema e si finisce per allontanarsi. Probabilmente anche dopo un confronto diretto ci si allontana ma nel caso l’allontanamento avverrebbe con trasparenza, come un gioco a carte scoperte.

Dire quello che si pensa e si prova realmente non è facile specie in un mondo come questo dove anche quando dichiariamo di non far parte della masse siamo automaticamente parte di una massa stessa. Siamo sempre talmente sotto la lente d’ingrandimento e guardati da tutti che permettersi di essere semplicemente noi stessi sia nel bene che nel male è diventato il vero grande lusso. Anche se tutto ciò è difficile possiamo provarci partendo dal nostro ambiente: con il proprio compagno-a, amico-a, collega, figlio-a, sconosciuto incontrato per strada, con chiunque che in qualche modo ci smuove interiormente. C’è poi quella teoria per cui se qualcosa da fastidio è perché quella cosa appartiene per primi a noi, ed io ne sono totalmente concorde, ma prima di addentrarci in discorsi filosofico-scientifici di autoanalisi ricordiamoci di essere semplici esseri umani e comuni mortali e che prima di tutto abbiamo bisogno di liberarci. E’ solo tirando fuori che poi si ha la mente libera per poter guardare senza filtri le cose come stanno e probabilmente vedere anche qual è stato il nostro ruolo e le nostre eventuali responsabilità.

Fino a quel momento contribuiremo semplicemente ad appesantirci dentro.

Proviamoci! Nulla è impossibile, si può fare tutto, a volte basta un approccio più soft altre volte è necessario imporsi un pochino di più. Ciò che conta è la nostra vera intenzione a voler stare bene e a voler far stare bene, permettere alla nostra anima di progredire nonostante le difficoltà ed essa progredisce soltanto vivendo appieno questa vita senza inutili compromessi.