Overdose di energia tossica

Nell’articolo di due settimane fa “Yes! I’m feeling blue…!” raccontavo del calo energetico che stavo vivendo e oggi vi voglio raccontare come si è evoluto.

Qualche giorno dopo il mio compagno, vedendomi abbastanza sotto tono, mi propone di uscire con un paio di amici per distrarci un po’: aperitivo, cenetta, foto ricordo, drink e casa. Ultimamente cerco di andarci piano con il mettere intenzioni a favore del “vivere e lascia vivere” in accordo con il mio essere di quel momento ma quella sera ho voluto intenzionalmente mettere tutti i pensieri da parte, fare sciopero dal silenzio stampa e lasciarmi andare. Prima cosa assolutamente necessaria: tirarsi al masimo! Tacco, quel mini abito con kimono che fa sempre tanta scena e via! Che la serata abbia inizio! Bene. Sono stata benissimo, chiacchierato con persone diverse, feeling pazzesco con molte di loro, drink offerto, intesa con il dj, baci e abbracci con tutti, in un attimo le 3 del mattino quindi è ora di tornare a casa. Con ancora in corpo quell’adrenalina classica delle prime serate in discoteca ai tempi del liceo e con un’immensa speranza che Pietro dormisse fino almeno le 8 del mattino dopo in tempo zero sprofondiamo in un sonno profondo. La mattina mi sveglio carica di energia, super in love con il mondo intero: Ludovica is back! Finalmente sorride di nuovo! “Oggi sarà proprio una bella giornata!” Mi sento talmente “up” che non vedo l’ora di arrivare in ufficio per condividere con tutti la mia felicità! E così è stato se non che dopo esattamente 3 ore comincio a sentirmi malissimo. Sicuramente starete pensando che forse avevo bevuto troppo e che non ho più il fisico, probabile, tutto è probabile, ma 2 bicchieri di vino a cena e 2 drink dopo non mi sembra poi così tanto: dentro di me sento subito che c’è dell’altro. Per farvela breve quel giorno è stato infernale: avrò rimesso almeno 10 volte, non mi reggevo in piedi, gambe debolissime e dolore allo stomaco come se mi avessero tirato un pugno. Grazie a tanto riposo e a qualche medicina omeopatica sono riuscita a riprendermi già la sera ma purtroppo per tutta la settimana successiva ho continuato ad avere la nausea fastidiosa. Fatti tutti gli esami possibili e immaginabili ho escluso la prima cosa che può venire in mente a una donna che ha la nausea perenne dalle prima luci del mattino fino a sera: non sono incinta. Ok! Fuori una, quindi che cosa ho?!

Ho cominciato a osservarmi: sento più energia rispetto la settimana precedente ma terribilmente a terra dal punto di vista fisico. Mmm… In quel momento un pensiero attraversa la mia mente come un lampo: “Ludo, va bene che ora non ti senti più in down ma possibile che ti sia bastata una serata fuori per far passare tutto il malessere che avevi fino a qualche giorno fa? Non può essere forse che l’hai schiacciato giù nelle profondità del tuo essere ed ora pulsa, preme, per uscire affinchè venga risolto una volta per tutte?” Dentro di me penso che forse quella vocina non ha tutti i torti e così, senza partire in quarta con mille analisi introspettive decido di riprendere la mia quotidianità rallentando un po’ i ritmi, prendendomi cura della salute e soprattutto osservandomi. La nausea non passa e in più si aggiunge il mal di testa: il mio corpo mi sta dando chiari segnali che c’è qualcosa che non va. Se dal punto di vista clinico, eccesso di tossine a parte, sono sana come un pesce allora tutto ciò è chiaramente un grido di aiuto della mia anima.

Senza forzature le cose capitano esattamente nel momento in cui devono capitare e anche questa volta la Vita mi ha donato l’occasione per constatarlo. Dentro di me sapevo che l’unico modo per tirare fuori il malessere dei giorni precendenti era di finirla con discorsi e frasi di circostanza e di aprire il mio cuore parlando con il mio compagno (non perchè sia il mio analista ma perchè è la persona con cui in questo momento condivido la mia Vita, cresco mio figlio, dormo, mangio, vivo, e penso sia fondamentale avere la libertà di poter parlare ed esprimere liberamente senza filtri e senza paura tutto ciò che attraversa la nostra mente dando la possibilità a lui/lei di poterci capire e saperci prendere). Molte volte, uomini o donne che siamo, ci lamentiamo perchè il nostro partner “non ci capisce”, probabilmente è vero. Le relazioni sentimentali sono tra le più difficili del mondo da gestire e i problemi di comunicazione esistono più di quanto possiamo immaginare, ma penso anche che molto spesso siamo noi che non lasciamo entrare del tutto l’altra persona nella nostra vita, che chiudendoci in noi stesse precludiamo a priori l’opportunità di essere aiutate. Detto ciò, nonostante dentro di me fosse chiaro quello che dovevo fare il mutismo stava di nuovo avendo la meglio e così “coincidenza” vuole che lui prende l’iniziativa…! Parliamo a lungo, discutiamo, è diverso dalle altre volte, non c’è una gara a chi si punta di più il dito contro, mi accorgo chiaramente che il malessere è davvero tutto mio. Più uscivano le parole e più la voglia di piangere aumentava finchè a un certo punto scoppio in un pianto a dirotto. Finalmente sono riuscita a liberarmi.

Odio profondamente e allo stesso tempo provo tanta tenerezza verso chi dice che non bisogna piangere. Piangere fa bene! Ogni tanto bisogna piangere! Se una persona piange è perchè sta provando delle emozioni, belle o brutte che siano, chi se ne frega! Lo dice la parola stessa, sono comunque Emozioni! Chi siamo noi per giudicare per cosa si può piangere e per cosa no? I problemi, le sofferenze, i dolori, è tutto relativo, relativo alla persona, alla sua storia, alla vita che ha vissuto: la sofferenza generata dalla perdita di una persona cara, di un lavoro non entrato, della vita che senti scivolare tra le mani, della sensazione di aver perso solo tempo e del fidanzatino 13enne che ha mollato la ragazzina è pur sempre sofferenza: ognuno di loro in quel momento si sente crollare il mondo addosso, in quei momenti sembra di provare la sofferenza più grande del mondo. C’è chi etichetta questa reazione come egocentrica ma io non sono d’accordo. Io penso che dovremmo essere tutti un po’ più clementi con noi stessi e concederci il lusso ogni tanto di vivere davvero fedeli a noi stessi, toglierci le maschere e vivere in pieno tutte le emozioni che proviamo dentro tirandole fuori. Se è vero che tutto è materia, come l’energia e l’invisibile, allora tutto occupa uno spazio, quindi anche le emozioni. Noi siamo fatti di carne ed ossa e con la nostra pelle delimitiamo uno spazio, uno spazio occupato da organi, muscoli, tessuti, ossa, acqua, sangue, esperienze, ricordi ed emozioni. Quando le emozioni sono positive esse sono anche capaci di stare una sopra l’altra  tanto se poi esplodono ciò che può capitare è che andremo in giro tutto il giorno diffondendo amore con un solo sguardo…! Ma se sono “negative” quando esplodono fanno male e purtroppo a causa dell’educazione impartita dalla maggior parte dei genitori ed educatori siamo cresciuti con l’idea che dobbiamo trattenerci perchè tanto poi passa, che non è successo niente, che piangere è da perdenti e noi non siamo dei perdenti. Cazzate, sono tutte cazzate. Quelle sono emozioni. Come noi siamo in grado di tirare fuori la nostra felicità e serenità interiore quando siamo su di tono nonostante gli eventi che la Vita ci presenta, dobbiamo essere altrettanto in grado di tirare fuori la nostra angoscia, frustrazione, ansia e paura quando bussano alla porta. Non abbiamo nulla di cui vergognarci. Noi siamo esseri perfetti e completi anche grazie alla presenza di queste emozioni.

La mattina successiva ero stravolta, completamente devastata, letteralmente sotto un treno, occhi a ranocchia e con una “voglia di vivere saltami addosso”. Nonostante mi sentissi molto provata dalla sera prima paradossalmente mi sentivo più leggera. Sapevo dentro di me che il lasciarmi andare era stata la decisione migliore. Non era un eccesso di tossine ma una vera e propria overdose di energia tossica. Pianto a parte penso profondamente che il dialogo sia davvero l’arma bianca più incredibile che ci sia: parlare razionalizza il tuo pensiero, non è più un mucchio di parole e immagini confuse, ognuna di esse acquisisce un ordine generando una sequenza.

I giorni successivi sono stati molto particolari, sentivo cicatrizzarsi serenamente una piccola ferita, la ferita della mia anima. Ho deciso di ripartire da me facendo tutto come sempre ritagliandomi del tempo da dedicarmi senza sentirmi in colpa verso nulla e nessuno.

Dobbiamo essere noi ad amarci per prime e noi per prime a non vergognarci dei nostri pensieri.

Tiriamoli fuori e ci sentiremo più leggere…!